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SCOMPARE MARILYN

Il 4 agosto 1962 si spegne a Los Angeles una delle intramontabili star del cinema americano: Marilyn Monroe, al secolo Norma Jeane Baker; un’attrice che, dalla prima apparizione, diventa subito mito e icona di sensualità, ma anche “il sogno proibito” d’intere generazioni, una “bella da morire”, però. Marylin è una donna insicura e sentimentalmente instabile, che nasconde una personalità fragile, che gli deriva forse da un’infanzia infelice, trascorsa in orfanotrofio. La sua vita turbinosa si conclude tragicamente e prematuramente in quel 1962, con una morte per certi aspetti ancora avvolta nel mistero.

Ne parlammo anche anni addietro, riferendoci alle fotografie di Bert Stern (volute da Vogue), alcune senza veli, che però Marilyn danneggiò, uccidendo così prematuramente la propria immagine.
Poche settimane prima della sua morte, un altro fotografo, George Barris, ha ritratto Marilyn Monroe in quello che sarebbe diventato il suo ultimo servizio fotografico professionale da attrice. Marilyn si fidava di George, anche perché si conoscevano da diversi anni, essendosi incontrati sul set di “Quando la moglie è in vacanza”. Le immagini hanno catturato la star in momenti onesti e indifesi e ne esce un ritratto privo di notorietà, dove l’attrice si mostra per come era intimamente, senza le luci della ribalta a renderla diva.

“Quando l'ho vista per la prima volta, ho pensato che fosse la persona più bella che avessi mai incontrato", ha detto Barris al Los Angeles Daily News nel 2012. "Mi ha completamente sbalordito". Le fotografie sono state scattate durante due sessioni: la prima si era tenuta all'interno di una casa di Hollywood, dove la Monroe venne preparata da un team di parrucchieri e truccatori professionisti; la seconda divenne una seduta informale su una spiaggia di Santa Monica.

Una curiosità. Norma Jeane adorava lo champagne. Com’è noto, andava a dormire indossando due gocce di Chanel N°5, ma si svegliava tutte le mattine con una “bolla francese”. Secondo il fotografo George Barris la diva ne beveva «come fosse ossigeno». La leggenda narra che una volta abbia addirittura fatto il bagno con lo champagne. Ne ha bevuto la notte del 4 agosto 1962? C’è una strana coincidenza, lo champagne nacque proprio un 4 agosto — del 1693 —ad opera del monaco benedettino Pierre Pérignon.

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IMAGO ESPONE IVO SAGLIETTI

Orbetello, soleggiata e vacanziera, ci accoglie con una sorpresa: sabato 3 Agosto 2024, alle ore 21:00, presso i locali della Ex-Polveriera Guzman, in Via Mura di Levante, si terrà l’inaugurazione della mostra di Ivo Saglietti dal titolo “Ivo Saglietti: Due Racconti”.
L’evento, organizzato dall’Associazione Culturale ImagO con il contributo e il patrocinio del Comune di Orbetello, vuole ricordare la figura del grande reporter, scomparso nel dicembre del 2023, che negli ultimi anni aveva spesso avuto modo di frequentare Orbetello.
All’evento interverranno: Federico Montaldo, che presenterà il libro “Ivo Saglietti – Lo Sguardo Inquieto”, il fotoreporter Francesco Cito e Roberto Berné titolare di Studio Berné, collaboratore e sponsor della mostra.
La mostra resterà esposta fino al 25 Agosto.

L’esposizione sarà composta di due corpi distinti, due racconti per immagini. Il primo, inedito, porta il titolo “Marinai Perduti”, quelli che, a causa del fallimento delle società armatrici o della messa sotto sequestro delle navi su cui lavorano, si ritrovano per mesi, a volte anni, dimenticati nei porti a bordo dei navigli - quasi sempre delle vecchie carrette - costretti ad una immobilità forzata. Spesso senza stipendio o con mezzi ridotti al minimo vivono una sorta di limbo in una forma di prigionia galleggiante, estraniati dal mondo, dal mare, dalle famiglie lontane. In attesa di un’udienza del Tribunale, di un provvedimento dell’Autorità che decida il loro destino. Le foto del progetto, mai pubblicate in precedenza, sono state realizzate a Marghera e a Napoli negli anni 2003-2004.

L’altra esposizione, dal titolo “Palestina”, è, purtroppo, di costante e drammatica attualità. Le immagini di quel territorio e della sofferenza di quel popolo, anche se datate di qualche decennio, non perdono mai di attualità; non passano mai dalla cronaca alla storia.
L’occhio di Ivo Saglietti, fortemente empatico e solidale con quel popolo ci offre la sua visione, sempre carica di empatia. Egli non si sofferma mai sui particolari più cruenti e brutali, non cerca mai la facile emotività ma cerca di raccontare, con la sua consueta umanità e con il rispetto dei i soggetti ripresi, la vita nei “territori” palestinesi.
Territori che Saglietti ha cominciato a frequentare già dal 1976, poi nel 1979 come inviato di Sipa Press per la prima Intifada. E poi sempre più spesso, a partire dal ’92, dopo gli attacchi ai campi profughi da parte di Israele e la costruzione del muro in Cisgiordania. Fino al funerale di Arafat nel 2004 e ancora dopo.

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UN’ALTRA STRAGE

Quel 2 agosto l’auto era piena all’inverosimile. La famiglia di chi scrive era in viaggio per le vacanze. Poco dopo le 10,30 la radio trasmise un annuncio pauroso: un’ala della stazione di Bologna era crollata sotto lo scoppio della cucina. Le cose andarono diversamente e i giornalisti radiofonici riferirono i fatti: una valigia piena di tritolo era esplosa nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione del capoluogo emiliano, causando 85 vittime e 200 feriti. Si trattò della strage più sanguinosa nella storia italiana. Si torna nell'incubo del terrorismo.
L'ora della tragedia rimarrà impressa, come ricordo indelebile, nelle lancette ferme del grande orologio che si affaccia sul piazzale della stazione.
I nomi delle 85 vittime della strage sono oggi impressi in una lapide nella stazione di Bologna. La sala d'attesa, ricostruita, presenta nel punto dello scoppio la pavimentazione originale del 1980 coperta da vetro.

E’ la prima volta che ci occupiamo dell’argomento, però quest’anno ci sembrava giusto: non tanto per la ricorrenza in sé (da ricordare sempre), ma per i sentimenti che si rincorsero in quel momento. Non esistevano ancora i cellulari, ma sulla linea fissa ricevemmo tante telefonate, per via che molti temevano che fossimo in viaggio sul treno. Del resto, persero la vita genitori e figli; poi mogli, mariti, lavoratori e militari. La vittima più giovane aveva tre anni, la più anziana 86.

Bologna tornava a fare i conti con il terrorismo. Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974 sul treno Italicus, mentre questo transitava presso San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna, avvenne un attentato dinamitardo. Morirono 12 persone.
Non possiamo dimenticare la strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. Un aereo dell’Itavia esplose in volo. Era partito da Bologna con due ore di ritardo.

Ci sarebbe stato anche un seguito, anni dopo, con la Strage del Rapido 904 o strage di Natale. L'attentato venne compiuto domenica 23 dicembre 1984, nel fine settimana precedente le feste natalizie. Il convoglio fu dilaniato da un'esplosione violentissima mentre percorreva la Direttissima in direzione Nord, all’interno della Grande galleria dell'Appennino, in località Vernio. La detonazione fu causata da una carica di esplosivo radiocomandata, posta su una griglia portabagagli del corridoio della 9ª carrozza di seconda classe, al centro convoglio.

E’ passato tanto tempo, ma un pensiero ci sembrava doveroso.

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UNA FOTOGRAFA NEOZELANDESE

Prima della fotografa neozelandese occupiamoci di una promessa d’agosto. Il “primo” Agosto 1925 nasce a Senigallia Mario Giacomelli. Inizia a lavorare da giovane in una tipografia (13 anni), ma nel contempo si interessa di pittura e poesia. La passione per i versi l'accompagnerà per tutta la vita, creando un connubio forte con la sua produzione fotografica. Poeti come Leopardi, Montale, Borges faranno parte delle sue immagini.
Scatta la prima fotografia nel 1953, cha raffigura una vecchia suola che galleggia sulla battigia. Le verrà dato il titolo: “l'approdo”.
Inizia a frequentare Giuseppe Cavalli (con lui fonderà il Misa), il quale sarà importante per completare la sua formazione. Tra il '54 e il '57 frequenterà il gruppo la Bussola, ma se ne distaccherà a breve.
Il 1954 sarà un anno importante per Mario Giacomelli, perché nascerà un suo lavoro dal titolo “Vita d'Ospizio”. Lui quell'ambiente lo conosceva bene, per via della madre che lavorava là. Il risultato può essere considerato un incontro tra reportage e racconto poetico. Ne emergono disperazione e degrado, ma anche umanità e speranza. Lui stesso lo conferma con le sue parole: “La mia fotografia non comunica fatti, ma stati d'animo, sensazioni”.
Dal 1955 s’interessa di paesaggio, stile che lo accompagnerà fino al 1992. Le sue Marche diventano luogo di memorie e simboli, dove abita l'anima e la realtà trasfigurata.
Tra il 1957 e il 1959 lo troviamo a Scanno, un paesino dell'Abruzzo: un luogo che aveva già visto lavorare fotografi del calibro di Henry Cartier Bresson.
Negli anni '60 troviamo la sequenza fotografica che lo caratterizza maggiormente. E' chiamata “non ho mani che mi accarezzino il volto”, meglio conosciuta come i “pretini”. Si tratta di scatti ottenuti presso il Seminario Vescovile di Senigallia. I giovani seminaristi vivono nelle immagini del fotografo come senza tempo, già facenti parte della memoria: in una realtà che galleggia senza alcun riferimento terreno.
Ci preme sottolineare ancora due lavori del maestro: “Caroline Branson” (ispirato all'antologia di Spoon River di Edgar Lee Master) e “La mia vita intera”, una sequenza a commento dei versi di J.L. Borges.
Mario Giacomelli morirà a Senigallia il 25 Novembre del 2000.

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