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GERDA, ROBERT, L’AMORE, LA SPAGNA

Il tredici luglio 1936 segna l’inizio della guerra civile spagnola. Lo scorso anno parlammo del “miliziano”, il celebre scatto di Robert Capa. Quest’anno ci piacerebbe far emergere una donna che ha dato molto alla fotografia, a Robert, a quegli anni di Spagna, alla Francia del tempo, agli amici. Stiamo parlando di Gerda Taro: bella, elegante, estroversa, ribelle, coraggiosa, intraprendente. La sua vita, breve purtroppo, quasi dipinge un romanzo da leggere più volte, come quel libro che ne ha celebrato le gesta e i ricordi: “La ragazza con la Laica” di Helena Janeczek (Guanda Editore, 2017).

Naturalmente, Gerda è già famosa, per cui non aggiungeremo nulla a quanto si conosce di lei. E’ bello, però, poterla mettere in primo piano almeno una volta, visto che il suo lavoro è stato spesso oscurato da quello di altri autori. E poi, ci piacerebbe potesse venir fuori la stima che è riuscita a costruirsi e anche l’affetto di molti dal quale è stata circondata.

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PABLO NERUDA, IL POETA DEL POPOLO

Pablo Neruda nasce il 12 luglio 1904 a Parral (Cile). Il padre, rimasto vedovo, nel 1906 si trasferisce a Temuco, dove sposa Trinidad Candia.

Pablo inizia presto a mostrare interesse per la letteratura. Il padre è contrario, ma Gabriela Mistral, sua insegnante scolastica e futuro premio Nobel, lo incoraggia nelle sue aspirazioni. La sua prima pubblicazione come scrittore è l'articolo "Entusiasmo y perseverancia" sul giornale locale "La Manana". Pablo ha tredici anni. Dal 1920 inizierà a utilizzare lo pseudonimo di Pablo Neruda, anche per evitare dissapori con la famiglia.

Neruda nel 1923, a soli 19 anni, pubblica il suo primo libro: "Crepuscolario". L’anno seguente riscuote un notevole successo con "Venti poesie d'amore e una canzone disperata". Abbandona gli studi, dividendo i suoi interessi tra politica e letteratura.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE…

Terzo appuntamento con “Fotografia da leggere”. Come dicevamo, le immagini vanno viste, ma spesso entrano nelle nostre vite a sorreggere un’idea o anche solo un ricordo, senza che siano oggettivamente davanti ai nostri occhi. Nel libro di oggi le cose cambiano un poco, perché fotografia e fotografi diventano soggetti ed elementi del racconto, usati dagli autori nello sviluppo della narrazione.

Sono dieci i racconti e i romanzi che Walter Guadagnini ha raccolto nel volume edito da Skira: “Racconti dalla camera oscura“, in un periodo storico che va dal 1851 al 1970. Più di un secolo fotografico da “La casa dei sette abbaini” di Nathaniel Hawtorne a “L’avventura di un fotografo” di Italo Calvino, dove emerge una forte riflessione sulla fotografia. Un’antologia di testi che approfondisce i rapporti complessi tra fotografia e letteratura, nell’interpretazione di letterati e intellettuali che hanno raccontato l’arte dello scatto. L’immagine fotografica mostra, attraverso i testi che possiamo leggere, mistero e ambiguità, il che ci piace molto.

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UN RITRATTISTA POCO CONOSCIUTO

Alle volte succede: la fotografia è più famosa del suo autore. Non è una questione di meriti e nemmeno di capacità. Nel caso di oggi, forse è meglio chiamare in causa il periodo storico, quando cioè il ritratto fotografico stava dilagando in Europa e non solo. Gaspard-Félix Tournachon (Felix Nadar), a Parigi, aveva cavalcato l’onda della ritratto-mania nella seconda metà dell’800. Nel suo atelier al nº 35 di Boulevard des Capucines passavano di continuo le celebrità del tempo, tra queste Charles Baudelaire, Gioachino Rossini ed Édouard Manet, senza dimenticare la bellissima Sarah Bernard, in dolce attesa, che nelle immagini di Felix cercava un rilancio di carriera. Per altri, la vita era più difficile; e molti sono arrivati alla fotografia per caso. Ne è un esempio George Charles Beresford, ritrattista capace, giunto all’arte dello scatto dopo percorsi formativi dissonanti. Lui amava l’arte, questo è certo (divenne gallerista); e il ceto sociale di appartenenza gli consentiva la possibilità di tessere relazioni importanti. Era anche bravo, non dimentichiamolo. Il suo ritratto di Virginia Woolf è passato alla storia, ma non gli ha restituito la fama che meritava. Bene lo stesso.

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