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[IL LEADER DEGLI WHO]

Correva l’anno 1975. In un cinema di provincia stretto e allungato, eravamo in tanti a vedere il film “Tommy”, diretto da Ken Russell, tratto dall'album Tommy degli Who, una delle prime opere rock tradotte in pellicola. Il cast era straordinario: Oliver Reed, Ann-Margret, Roger Daltrey, Elton John, Eric Clapton, John Entwistle, Keith Moon, Paul Nicholas, Jack Nicholson, Robert Powell, Tina Turner. Il protagonista, Tommy, assiste, da bambino, all'uccisione del padre, (aviatore della RAF dato per disperso e ricomparso) per mano del patrigno. L'evento lo rende cieco, muto e sordo, distaccato dalla vita.

Tommy, alla fine della trama, scalerà una montagna, cantando il leitmotiv di tutto il film: See Me, Feel Me, Touch Me, Heal Me ("Guardami, percepiscimi, toccami, guariscimi"). Sottovoce, l’abbiamo cantata tutti, al buio, col solo raggio fumoso a illuminare lo schermo. Il ricordo dell’emozione è palpabile ancora oggi.

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[FRANK CAPRA, L’OTTIMISMO AL CINEMA]

Frank Capra è stato definito spesso un regista ottimista, a volte in una visione negativa. Le sue storie vivono per un buon tre quarti tra disavventure, disagi e drammi personali, per poi cambiare repentinamente rotta. Ne esce una retorica della vita, spesso condannata dalla critica, che però è messa in scena con perizia e mestiere. La sterzata verso il “lieto fine” avviene con piani sequenza prima accennati, poi travolgenti. Sono nate così inquadrature indimenticabili, che però vanno inserite nel contesto storico: la grave crisi economica e le tensioni pre-belliche. Il sogno americano non fa parte del menù: quello Frank l’ha vissuto di persona, partendo giovanissimo dalla sua Sicilia (la vi è tornato in visita nel 1977), e rendendosene conto ormai in tarda età.

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[LA BELLA DELL’UFFICIALE GENTILUOMO]

Debra Winger ha ricevuto tre nomination all’Oscar, ma il film che l’ha lanciata rimane “Ufficiale gentiluomo”, al fianco di Richard Gere. Lui è bellissimo (veniva da American gigolò) e lei gli tiene testa, anche esteticamente. Pronta alla lacrima, imbastisce una storia d’amore plausibile per coloro (molte donne) capaci di sognare. Tutto si svolge nei pressi di una caserma militare, dove Richard, con un passato da balordo, tenta di redimersi. La pellicola termina con un lieto fine, nonostante muoia un compagno molto vicino al protagonista. Bella è la motocicletta cavalcata da Richard Gere (una Triumph Bonneville 750 T140E) e suggestiva la colonna sonora, con “Up where we belong”, cantata da Joe Cocker & Jennifer Warnes. Abbiamo visto (e sentito) di meglio.

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[COVER INGLESE PER CLAUDIO BAGLIONI]

Il 16 maggio celebra due compleanni musicali, qui in Italia: Laura Pausini (1974) e Claudio Baglioni (1951). Entrambi iconici, sono due interpreti che si ascoltano comunque, perché passano dalle fessure della vita: la radio del vicino, un revival in TV, l’autoradio appena accesa prima di recarsi a un appuntamento.

Il cantante romano (più anziano) occupa la scena musicale da oltre mezzo secolo, scandendo il tempo di tanti: feste, vacanze, amori. La “maglietta fina” o il “passerotto che se ne va” fanno parte della memoria di molti, anche se i maschietti (coetanei di chi scrive) preferivano dell’altro; questo negli anni ’70.

Claudio Baglioni ha registrato un album in Inghilterra, “Strada facendo”; una svolta musicale, soprattutto per quanto attiene gli arrangiamenti. La fotografia dell’album porta la firma di David Bailey, il che offre al prodotto una veste internazionale. Rimane il valore dell’artista, che va celebrato almeno per quantità e numeri, con anche qualche apice: “Mille giorni di me e di te” (1990, album “Oltre”) rimane un capolavoro.

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