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[CI LASCIA GIUSEPPE UNGARETTI]

Ci sono ricordi di gioventù che riaffiorano prepotentemente, perché la memoria idealizza, trasforma, facendo emergere percezioni sconosciute prima, ricche di nuovi significati. E’ anche la meraviglia della fotografia: il passato ci insegue e si avvicina col tempo, traendo spunto anche da piccoli dettagli, che è bello andare a cercare.

Correva l’anno 1968. La RAI trasmetteva uno sceneggiato televisivo intitolato “Odissea”. Fu un grande successo, anche per via di una spettacolarità vista raramente in TV. Il cast, poi, era importante, con Irene Papas nei panni di Penelope. Ogni puntata era preceduta da un’introduzione, durante la quale il poeta Giuseppe Ungaretti leggeva alcuni versi del poema di Omero. La sua voce era roca, stentorea, affaticata; ma il poeta ha dimostrato di essere anche un valido attore, immedesimandosi, di volta in volta, nei personaggi che andava a raccontare. Per tanti ragazzini di allora (attempati oggi) fu una sorpresa maggiore di “M’illumino d’immenso”. Il tubo catodico, tecnologia primordiale, esercitava un fascino tutto proprio.

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[ALIDA VALLI, LA BELLEZZA NOBILE]

Quando si parla di attrici del calibro da Alida Valli, si corre il rischio di cadere nella nostalgia (o anche nella noia, purtroppo) dei tempi andati, addirittura a prima della seconda guerra mondiale, nel periodo dei “telefoni bianchi”. In realtà, l’attrice istriana ha occupato sessant’anni di cinema, passando per il dopoguerra, fino a metà anni ’70. E’ bello ricordarne la bellezza dolce e sofisticata, l’eleganza sobria, i ruoli che ha dovuto impersonare, sempre con garbo, delicatezza e nobiltà.

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[BENNY GOODMAN, IL RE DELLO SWING]

Per cavalcare la circostanza, ne abbiamo approfittato: ascoltare il Concerto K622 per clarinetto e orchestra di Wolgang Amadeus Mozart. Si tratta di una composizione dell’autunno 1791, l’anno tragico nel quale, a dicembre, il compositore austriaco trovava la morte. Tra l’altro, il secondo movimento del concerto è diventato famoso per far parte della colonna sonora de “La mia Africa”, il film con Maryl Streep e Robert Redford, tratto dal romanzo di Karen Blixen. Ebbene, nell’incisione al clarinetto ascoltiamo Benny Goodman, accompagnato dalla Boston Symphony Orchestra. L’esecuzione è magistrale, precisa e rigorosa. Il noto Jazzista dimostra come un musicista rimanga tale, pur dedicandosi tutta la vita allo swing. L’amore per lo strumento porta lontano, il che è un merito grande.

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[RUPERT EVERETT E L’AMORE PER L’ITALIA]

Rupert Everett è noto in Italia per essere stato la figura ispiratrice di un fumetto importante, Dylan Dog; per le matite di Tiziano Sclavi e Claudio Villa. L’attore anglosassone, colto e raffinato, è stato spesso incontrato a visitare mostre d’arte nel nostro paese. Egli è stato fotografato anche a Milano, presso il Duomo, mentre studiava e ammirava alcuni antichi bassorilievi. Non è raro incrociarlo e osservarlo sfogliare vecchie edizioni di classici latini e greci presso antiquari romani. Rupert Everett parla italiano in modo fluente, conosce i classici e come molti altri intellettuali britannici prima di lui, ama la cultura italiana. La dinastia di Byron, Shelley, ma anche Fox Talbot (per noi fotografi), continua ancora oggi.

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