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LA ROSE DEL TITANIC

Kate Winslet non ha mai amato i ruoli commerciali, rifiutando anche parti importanti. Eppure è diventata, in pellicola, Rose DeWitt Bukater, una ragazza aristocratica che s’innamorerà di Jack (Leonardo di Caprio) durante il viaggio tragico del Titanic. Per quella parte Kate ha vinto una fitta concorrenza, ma è difficile immaginare un’altra nei panni di Rose, perché pronta all’amore con ingenuità e decisione, reale nel manifestare quel sentimento che la travolge prima delle stesse idee.

Rose ha diciassette anni, una madre egoista, un fidanzato facoltoso (ma noioso) e una vita pianificata. Imbarcata sul Titanic, e insoddisfatta del futuro sposo, incontra Jack, romantico disegnatore della terza classe, che ha vinto a poker un biglietto per l'America. Rose e Jack s’innamorano, senza ritegno, perché sono al posto giusto, su una prua che li avrebbe accompagnati oltre l’orizzonte delle loro vite. Il Titanic, però, è colpito al cuore da un iceberg e affonda, assieme al futuro dei due giovani amanti. Ottantaquattro anni dopo l'ultracentenaria Rose, scampata al naufragio e sopravvissuta a Jack, racconterà la meraviglia di un amore tra diversi per provenienza sociale e la stupidità di un mondo che continuamente divide l’umanità in classi.

Anche noi vorremmo essere sulla prua di una nave, come Jack e Rose, capaci di un amore estremo e imprevedibile, che ci spinga oltre, al di là dei confini, delle convenienze, dei luoghi comuni che troppo spesso ci hanno condizionato. Eppure forse è stato così, almeno per i più fortunati.

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PRIMO VIAGGIO DELL’ORIENT EXPRESS

Il 4 ottobre 1883 l’Orient Express viaggiò per la prima volta. Era un treno passeggeri a lunga percorrenza, messo in servizio dalla Compagnie Internationale des Wagons-Lits. Partiva da Parigi Gare de l’Est per arrivare a Istanbul. Il servizio si interruppe per le due guerre mondiali fra il 1914 e il 1921 e fra il 1939 e il 1945, per cessare definitivamente nel 1977 a causa della concorrenza dei trasporti aerei. L’Orient Express rimase un servizio quotidiano Parigi-Vienna fino alla riduzione del tragitto nel 2007 e alla momentanea cancellazione del 14 dicembre 2009.

L’Orient Express era un treno che ha prodotto dei miti, ben utilizzati da scrittori e registi. Non serviva a raggiungere un luogo, ma trasportava il passeggero in un altrove esotico e ambiguo: quell’oriente immaginario e incomprensibile, che viveva oltre l’orizzonte plausibile. La destinazione era importante, ma la prima tappa del viaggio diventava il treno stesso: l'anima dell'avventura, la sua ragione d'essere, il luogo propizio per la seduzione, lo spionaggio e naturalmente all'omicidio.

Assassinio sull'Orient Express è da molti considerato il capolavoro di Agatha Christie, ed è sicuramente uno dei gialli più noti e letti in tutto il mondo. Dal libro sono nati due film, dal cast faraonico. In entrambi, il treno, intrappolato nella neve, diventa ancor di più soggetto e non ambiente, luogo di riflessioni e intime confessioni. I personaggi ne escono rafforzati, compreso Hercule Poirot: impassibile, elegante, curato fino al dettaglio; e intelligente per tutti, anche troppo. Originale è il finale e la morale che ne consegue, immaginabile solo sul quel treno.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con fotografia da leggere. Questa volta incontriamo un libro particolare, prodotto a quattro mani. Si tratta di “Storie in cucina”, Ricordi, racconti e ricette; di Caterina Stiffoni. Fotografie di Gianni Berengo Gardin, marito dell’autrice. (Edizioni Contrasto, 2015).

Anche in questo volume le parole si combinano con le immagini, pur vivendo in due ambiti differenti. Il legame non è netto e nemmeno didascalico, vivono insieme supportandosi. La parte scritta, però, si è rivelata una sorpresa. Forse sarà stato l’amore per l’argomento, ma Caterina Stiffoni ha restituito al suo lavoro un sapore narrativo, da viaggio temporale. In certi momenti, pare di leggere un romanzo. Dal canto suo, il marito, è riuscito a fornire delle immagini impeccabili (ci mancherebbe), ma mute; dove il lettore è quasi costretto a completare la decodifica del racconto. Berengo non era nuovo a un comportamento del genere e le fotografie del suo lavoro su Casa Morandi, a Bologna, ne sono una valida testimonianza.

Il libro può comunque rappresentare uno stimolo per tanti fotografi. L’immagine scattata è in grado di contaminare argomenti di vario genere, persino un libro di racconti: accontentandosi di non essere protagonista, illuminandosi ugualmente del valore che merita.

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AUGURI A TUTTI I NONNI

«La generazione più giovane è la freccia, la più vecchia è l’arco» (John Steinbeck). E’ la frase più bella che può aiutarci a festeggiare i nonni. Già, perché In Italia il 2 ottobre si celebrano proprio loro, per una legge istituita dal Parlamento italiano il 31 luglio 2005.

I nonni rappresentano da sempre un pilastro fondamentale nella composizione delle famiglie italiane, molto spesso sostituendosi ai genitori. Oltre a ciò, forniscono consigli, affetto ed esperienze, con anche qualche aiuto economico, divenendo così un appoggio fondamentale nella crescita dei nipoti. Secondo la tradizione cattolica, il 2 ottobre è il giorno dedicato agli Angeli Custodi. Visto che i nonni sono un po' i custodi protettori delle famiglie appena nate, si è deciso di mettere insieme queste due festività.

Cercando nel web, leggiamo che L'idea di un giorno nazionale da dedicare ai nonni è venuta per prima ad una casalinga del West Virginia, Marian Mc Quade. La signora Mc Quade, mamma di 15 figli e nonna di 40 nipoti, iniziò la campagna nel 1970, ma lavorava con gli anziani già dal 1956. Nel 1978, l'allora Presidente americano, Jimmy Carter, proclamò che la festa nazionale dei nonni, “Grandparents Day” fosse celebrata ogni anno la prima domenica di settembre dopo il “Labor Day”.

Ci sembra giusto festeggiare i nonni, ma crediamo occorra andare oltre l’aiuto restituito ai nipoti. Loro lasciano un ricordo indelebile, che accompagnerà tante vite. Per questo riportiamo, sotto forma di racconto, delle esperienze personali (scusate), con due fotografie, unicamente evocative, di Pepi Merisio e Gianni Berengo Gardin (quest’ultimo ha ritratto una cucina, un luogo elettivo per le nonne di un tempo). Di più non potevamo fare senza cadere in quella lacrima che già sta cadendo sul nostro sguardo.

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