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LE TASCHE PIENE DI SASSI

Su YouTube c’è il video del brano “Le tasche piene di sassi”, quello del titolo. Il clip è ispirato al film “Lenny”, di Bob Fosse; e Jovanotti l'ha descritto dicendo: «Lo spettatore che vedrà il video non sentirà quello che io dico e non mi vedrà nemmeno cantare, ma vedrà un uomo da solo, al buio, illuminato solo da un occhio di bue che racconta una storia a un pubblico in penombra, che racconta una storia che è la vita, racconta forse la sua vita, forse racconta la vita di quelli tra il pubblico».

Noi siamo affezionati a quella canzone, peraltro dedicata alla madre deceduta da poco; ma la consideriamo anche una prova di maturità del dj romano, un punto d’arrivo mai immaginato ai tempi di “Positivo” o “Sono un ragazzo fortunato”. E invece eccolo lì, Jovanotti, sul palco esistenziale della vita, come i grandi interpreti dello spettacolo. Ci accorgiamo, tra l’altro, che ha scritto libri, dedicandosi anche alla pittura e ai viaggi conoscitivi. Non vogliamo banalizzare, ma proprio lui, a dispetto di un’aria scanzonata sempre presente nel suo manifestarsi, ha scritto e messo in musica le più belle frasi d’amore che si possano ricordare. Sono quelle che ci fanno rivivere la felicità che corre su un filo: separazione sottile tra l’amare da morire e il morire d’amore. Già, perché la vita è tutta lì, in quel brivido che corre tra i contrasti dell’anima, con poche parole per goderne il gusto. «Vienimi a prendere, mi vien da piangere. Mi riconosci ho le scarpe piene di passi, la faccia piena di schiaffi, il cuore pieno di battiti e gli occhi pieni di te».

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con fotografia da leggere. Questa volta ci rivolgiamo a un regista cinematografico, che ha unito immagini e parole, in un libro dal titolo “Una volta”. Questo è un lavoro del maestro del cinema Wim Wenders, pubblicato per la prima volta nel 1993. Presenta più di trecento fotografie dello stesso Wenders disposte per sequenze e accompagnate da sessanta piccole storie, scritte dal regista stesso, che iniziano tutte con il medesimo incipit: “Una volta”.

Il libro è introdotto da un nuovo testo di Leonetta Bentivoglio, seguito da un lungo dialogo fra la giornalista e Wim Wenders, in cui i due ragionano dei temi legati ai legami tra le immagini e le parole, al cinema, ai viaggi, all’amore e alla solitudine. Seguono sessanta storie, in cui si alternano testi e fotografie, che dialogano tra loro in un viaggio straordinario attraversando paesi differenti.

Le storie del volume sono brevi istantanee narrative, reliquie del presente o rovine del nostro tempo che non custodiscono memoria né portano tradizione. Wenders ci mostra il paesaggio della nostra epoca, luoghi e situazioni dove viviamo i nostri rapporti con gli altri e dove ambientiamo i nostri sentimenti.

“Una volta” di Wim Wenders. Edizioni Contrasto, 2015

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NASCE FRANCIS SCOTT KEY FITZGERALD

La vita di Francis Scott Fitzgerald somiglia per certi aspetti a quella di Gatsby, l’interprete del suo romanzo più famoso. E’ brillante, intelligente, alla moda. La sua relazione con Zelda fa di lui un letterato bohémien. Sono una coppia di giovani (si sposano quando lui ha 24 anni e lei 20). Tutti li invidiano, tutti li desiderano.

Francis e Zelda vivono anche a Parigi e in Costa Azzurra, amano fare festa, spendono e non si preoccupano del domani. Lentamente, il baldo giovane inizia a spegnersi e la sua vita va verso la tragedia. Anche il rapporto con Zelda ne risente. In più, la donna va incontro a un esaurimento nervoso e viene portata in una clinica psichiatrica. Lei e Scott continuano a essere sposati, ma non vivono più insieme e s’inviano intense lettere d’amore. Entrambi moriranno presto.

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RAY CHARLES, “THE GENIUS”

Ray Charles è stato un pioniere della musica soul, integrando R&B, gospel, pop e country per creare successi come “Georgia on My Mind”, la cover di un brano composto da Hoagy Carmichael (lo stesso di stardust), che ascoltiamo spesso, soprattutto in auto. Ne apprezziamo tutta l’ambiguità che “the Genius” riesce a esaltare: si parla di un amore o dello stato USA? Non importa saperlo, ognuno può rispondere come vuole. Rimane la magia che Ray riesce a trasferirci, quale interprete del soul.

Ray poi era il sorriso, e anche quello sguardo nel nulla nascosto dagli occhiali neri. Lo ricordiamo in una scena memorabile del film “The Blues Brothers”, quando canta “Shake a Tail Feather”. Lui interpreta un commerciante di strumenti musicali e, per dimostrare il valore di una tastiera, inizia a suonare. Un rif introduttivo, poi parte il ritmo; e la scena si apre all’esterno. Ballano tutti.

Un tragico destino giovanile potrebbe aver conferito a questo musicista un'accresciuta sensibilità, persino una maggiore attenzione nei confronti dei doni musicali ricevuti. Qualunque cosa sia stata, Ray Charles ha rivoluzionato la musica americana, diventando una leggenda.

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