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COME I TRENI A VAPORE

Siamo a Cremona, nel teatro Amilcare Ponchielli, compositore melodrammatico, famoso per aver composto l’opera “La Gioconda”. E’ il 1993, e Ivano Fossati tiene due concerti il 2 e il 4 marzo, con dei musicisti d’eccezione (da appassionati ricordiamo Armando Corsi alla chitarra). Ne nascono due CD straordinari, “Buontempo” e “Carte da Decifrare”, che contengono l’intero concerto. In una nota Fossati scriverà: «Le registrazioni contenute in questi album non sono state sottoposte a rielaborazioni posteriori, ma sono la fedele testimonianza, nel bene e nel male, di ciò che le nostre forze ci hanno consentito di fronte al pubblico del Teatro Amilcare Ponchielli». Gli arrangiamenti sono raffinati, suggestivi. Ivano Fossati emerge come uno degli autori più colti e completi del panorama musicale di casa nostra.

1993 vuol dire anni “novanta”, un periodo storico di grandi cambiamenti: cadono le frontiere e gli ambienti politici si sovvertono. In Italia impazza l’inchiesta mani pulite. Nonostante tutto, la musica assume toni maggiormente dignitosi; e quella di Fossati, proprio a Cremona, si propone rinnovata, convincente, dalle sonorità inconsuete, che ne esaltano le parole. Già, tutto cambia, ma “quest’inverno passerà”. “Come i treni a vapore, di stazione in stazione, e di porta in porta, e di pioggia in pioggia, e di dolore in dolore, il dolore passerà”. Come i Treni a Vapore, appunto.

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A VENEZIA VINCE LA FOTOGRAFIA

“All the beauty and the bloodshed” di Laura Poitras vince il Leone d’Oro per il miglior film al Festival del Cinema di Venezia. La regista punta l’obiettivo su Nan Goldin, fotografa e attivista contro le big pharma.

Nan Goldin è una delle fotografe più controverse del XX secolo. Lei ha impressionato il mondo con i suoi ritratti spietati e coraggiosi. La sua infanzia rimane segnata dal suicidio della sorella maggiore, all’età di diciotto anni. I genitori si rifiutano di raccontare l’accaduto: sia in famiglia, che fuori; quasi a cercare una sorta di sopravvivenza interiore. Nan Goldin sviluppa invece un’ossessione verso la ricerca della verità, per quanto difficile da affrontarsi. Documenterà la vita artisticamente, senza dimenticare la propria convinzione.

Raggiunge la fama con “The ballad of sexual dependency”, nel 1978. L’opera si compone di un consistente numero di diapositive a colori, scattate in differenti periodi, accompagnate da una colonna sonora.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da leggere”. Questa volta incontriamo “Immagini e Parole”, di Henri Cartier Bresson (Edizioni Contrasto). Si tratta di una ricca selezione delle opere di Henri Cartier-Bresson, impreziosita da interventi di scrittori, intellettuali, amici ed estimatori del grande maestro della fotografia. Nel 1988 Robert Delpire, curatore dei libri di Henri Cartier-Bresson e suo amico, decise di festeggiare gli ottant’anni del grande fotografo chiedendo a intellettuali, scrittori, critici, fotografi o semplicemente grandi amici, di scegliere e commentare una foto del maestro. Da questa idea è nata da subito una mostra, inaugurata nello stesso anno al Palais de Tokyo di Parigi, e negli anni questa serie d’immagini e parole è andata via via crescendo, con l’aggiunta di nuovi contributi e riflessioni d’autore.

Il libro è uno di quelli che a noi piace molto, con le parole legate alle immagini: com’è giusto che sia. Sfogliando le pagine, ci sembra di visitare una mostra dal vero. Percepiamo i commenti, i bisbigli, le considerazioni circa le fotografie appese ai muri. Tra i tanti visitatori, riconosciamo i “nostri” Ferdinando Scianna (che commenta una fotografia scattata in Messico nel 1934), Leonardo Sciascia, Alessandro Baricco, Mario Giacomelli; più avanti, ecco comparire Robert Doisneau e Arthur Miller. Non poteva mancare Beaumont Newhall, storico della fotografia americano. Straordinaria poi è la presenza di Milan Kundera.

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THE CONCERT IN CENTRAL PARK

19 settembre 1981. Il duo Simon e Garfunkel tiene davanti a 500.000 spettatori il concerto più famoso: "The Concert in Central Park", da cui nascerà l'omonimo album dal vivo, uno dei più bei dischi “live” di sempre (in vendita da febbraio ’82) . Il successo del concerto consacra i due musicisti tra i grandi della musica mondiale.

Nel 1980 le carriere soliste di Simon e Garfunkel stavano vacillando, ma anche la “Grande Mela” era in sofferenza, compreso il suo “polmone verde”, in forte declino. L’ultimo album del duo, “Bridge over Troubled Water”, era rimasto in vetta alle classifiche per tre anni. Un concerto gratuito avrebbe potuto rivitalizzare le sorti della coppia e anche quelle del parco. Così è stato.

Prima si era pensato a una versione tradizionale del duo, voce e chitarre, come Garfunkel avrebbe preferito; poi l’opinione di Simon prevalse su tutto: le canzoni sarebbero state arrangiate diversamente, con l’aggiunta di qualche suo brano da solista. Si arrivo così alla scaletta finale: dieci canzoni del duo, 8 di Paul Simon, una di Garfunkel, un paio di cover.

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