VLADIMIR HOROWITZ, PIANISTA VIRTUOSO
Lo abbiamo ascoltato spesso, Vladimir Horowitz; purtroppo solo in casa. Ricordiamo con piacere (e nostalgia) un suo vinile: il Concerto per pianoforte e orchestra n. 23, K488. L’orchestra era quella del Teatro alla Scala di Milano, diretta da Carlo Maria Giulini (Etichetta Deutsche Grammophon). Eravamo attratti dalla simpatia sempre nutrita per il compositore austriaco, autentico scopritore del pianoforte, che con quello strumento ha prodotto concerti dal sapore già romantico. Horowitz, virtuoso com’era, sarebbe emerso maggiormente con le partiture di Rachmaninoff o Tchaikovsky (indimenticabile, anche su supporto, la sua esecuzione del Concerto n°1), ma l’agilità e il fraseggio facevano brillare le note di Wolfgang, soprattutto alle nostre orecchie: inesperte, eppure curiose; alla ricerca di un alibi personale per preferire questo e non quell’altro, nel mare magnum della musica classica.
Horowitz, poi, richiamava alla nostra memoria Arturo Toscanini, il direttore parmense: wagneriano per filosofia e puntiglioso fino all’insolenza. I due si troveranno vicini per legami familiari, visto che Vladimir sposerà Wanda, la figlia del celebre Arturo. Anche la stima avvicinava i due: personaggi difficili, entrambi.
Il vinile del K488 è ancora là, nella stanza “da ragazzo” dei genitori. Sarebbe bello assaporarne una volta di più il calore (o colore?), reso più umano dal tic tac della polvere. Altri tempi, altre ere: quando il difetto diventava pregio; e opportunità.