STEPHEN SHORE, COLORE E NON SOLO
Stephen Shore è uno dei primi pionieri del “colore” nella fotografia americana. Lui ha viaggiato molto sul suolo americano, ritraendo le persone che incontrava, ma anche tutto il resto (i pasti, i letti dove dormiva, i dipinti sui muri, le architetture, le televisioni e tanto altro ancora). Shore ci ha fatto vedere la sua America, attraverso i paesaggi semplici; ha però aggiunto una “street” privata: non costruita con attimi rubati o momenti decisivi, ma da un enorme mosaico, teso a costituire un enorme racconto quotidiano.
Nel 1993 l’affermato fotografo americano Stephen Shore arrivò a Luzzara, su invito di Linea di Confine (progetto della regione Emilia Romagna), per ritrarre le persone, le strade, le piazze che un altro grande autore statunitense, Paul Strand, aveva fotografato quarant’anni prima, realizzando con Cesare Zavattini il capolavoro “Un Paese”. Come Shore affermò in un’intervista a proposito del progetto fotografico su Luzzara: «Nonostante stessi andando a Luzzara esattamente quarant’anni dopo Strand, non volevo condurre un’indagine litografica, realizzando immagini che documentassero gli inevitabili cambiamenti nelle scene e, dove possibile, nelle persone che lui aveva fotografato. In un certo senso il lavoro di Strand non ha bisogno di un semplice aggiornamento, perché il genere di persone e case e paesaggi che aveva fotografato esistono praticamente ancora nella stessa forma: ma stanno fianco a fianco al mondo di oggi. Un tratto caratteristico della vita italiana, almeno ai miei occhi del Nuovo Mondo, è la presenza del tradizionale entro il moderno. Il mio fine, allora, è stato quello di pubblicare un libro che accompagnasse Un Paese, un insieme d’immagini, che nei limiti della soggettività della mia visione, fossero un supplemento al lavoro di Strand».