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Nadia Baldo

"Solo una costante attività di aggiornamento permette di realizzare immagini sempre innovative, con digressioni anche nel video e nell'interactive image per il mondo web and app."
AURELIO AMENDOLA
| Mosè Franchi | GRANDI AUTORI

NADIA BALDO, L’IMPORTANZA DELLE COSE

Nadia Baldo ci ha fatto riflettere, più volte: durante il colloquio in remoto (ahinoi), e anche dopo. Il merito deve essere attribuito soprattutto alle sue fotografie, che già conoscevamo, ma che una volta di più ci sono apparse significanti, adatte al racconto della stessa nostra vita. Andiamo con ordine. Lei si occupa preferenzialmente di Still Life, addirittura per vocazione giovanile. Tra le immagini che ci ha inviato (grazie) ecco comparire tante cose, oggetti che si palesano con un volto proprio e specifico: a volte irriconoscibili, più spesso riscoperti in maniera naturale, persino ovvia. Appoggiandoci allo schienale della seggiola, abbiamo scoperto come la nostra vita di relazione si sviluppi quasi sempre attraverso la mediazione di “utensili” esistenziali, comodi perché accorciano i tempi e le metodiche di una quotidianità ormai esausta e faticosa. Bicchieri e bottiglie dileguano la sete, ma rimangono lì a ricordarcelo, aggiungendo, alla vista, le memorie di un’emotività vissuta.

Ecco, sì: anche le cose hanno un’anima, riuscendo persino a dipanare il racconto di noi: fatto di usi e circostanze, di istanti e sentimenti; di momenti idealizzati col tempo, pronti a riemergere quando serve, o addirittura all’improvviso. Ne sono un esempio i cassetti dei nonni, pieni di oggetti disomogenei tra loro, inutili a volte, fuori dal tempo, ma pronti a ricordarci il chi, il come e soprattutto il quando.

Chi leggerà queste righe forse potrà accusarci di esserci spinti oltre, al di là del senso stesso delle immagini. In realtà, gli oggetti fanno realmente parte di noi e le fotografie che vediamo ce lo ricordano. Probabilmente tutto dipende dalla luce o dai colori, oppure è da chiamare in causa la composizione; ma non importa, perché la ricetta risulta meno importante. Come diciamo spesso, le cose ci inseguono e si accumulano, ma la risposta è in quelle fotografie sempre pronte a farci meravigliare, perché in grado di raccontare noi e il nostro tempo, proprio come quelle di Nadia.

D] Nadia, quando hai iniziato a fotografare?

R] All’Università, avevo vent’anni. Ero via da casa, da sola, e cercavo un lavoretto che si conciliasse con gli studi; invece ho trovato la fotografia. Sono stata assunta da un fotografo, forse un po’ speciale per i tempi. Quando sono andata all’appuntamento, ho visto lo studio: pochi cavalletti, brutti peraltro, e due fotografie grandissime, dei ritratti. Mi ha accolto volentieri, lavorava per degli architetti. Ho fatto tanta camera oscura, iniziando a innamorarmi. In venti mesi lui si è accorto che potevamo diventare concorrenti, perché noi artigiani siamo fatti così; e ha iniziato a ostacolarmi. Peraltro non era bravo nell’uso delle luci, anche se considerava la fotografia come preziosa. Nel 1983 ho aperto il mio studio. Avevo degli amici che lavoravano per un magazine, ma mi resi conto che lì non ero la persona giusta, pur considerando nobile il mestiere del reportage. Mi sentivo attratta dalle luci, dai colori e dalle forme. Lo Still Life era la mia vocazione: mi emozionava.

D] La tua è stata passione per la fotografia?

R] E’ iniziata casualmente. Sentivo che stavo frequentando il mio ambito, che poi era quello dell’arte.

D] La passione è stata importante?

R] Essenziale, direi. Non avevo una bottega di famiglia e mio padre mi voleva in banca. Questo lavoro è faticoso, molto. Un collega mi disse: «Mamma mia che fatica». In effetti, fotografare è duro per tutti, tranne che per i fotografi. Forse di mezzo c’è la passione.

D] Come hai curato la tua formazione?

R] Dal fotografo che mi ha assunto ho ricevuto l’impostazione. Usavo il banco ottico (Sinar) e vivevo in Camera Oscura. Ero diventata brava, ne apprezzavo la magia, che comunque ritrovo anche oggi, quasi giocando. Una volta da sola, ho studiato da autodidatta, nella piccola sala di posa a mia disposizione. D] Hai avuto degli elementi ispiratori? Dei fotografi che abbiano influenzato la tua fotografia?

R] Nessuno: non ci sono stati professionisti che mi abbiano ispirato. Guardare è importante, ma capire anche di più. Mi piaceva Christopher Broadbent e poi la pubblicità in genere. Posso dirti che ho dato un’impostazione precisa alla mia attività: non fotografo prodotti privi di etica e nemmeno bambini molto piccoli. Credo sia la mia salvezza.

D] Tu hai anche degli allievi, dico male?

R] Sono titolare di un corso di fotografia, qui a Trento. Si tratta di una scuola post diploma, a carattere multimediale, con 10 lezioni (per quaranta ore) dedicate alla fotografia, che è trattata in maniera molto seria. I ragazzi si appassionano, anche durante le sessioni on line. D] Fotograficamente, come ti definiresti?

R] Fotografa di Still Life, il mio connotato principale. Adesso opero anche nel ritratto, ma non faccio istantanee. Il reportage lo pratico per l’industria (sui social).

D] Il ritratto può avvicinarsi allo Still Life, per le procedure in studio …

R] I ritratti che eseguo sono progettati. Giorni addietro, mi è capitato di fotografare una giornalista. Bella donna, cinquant’anni, bionda, lei faceva leva sulle sue qualità estetiche. Ho cercato di conoscerla meglio, convincendola a venire in studio. Volevo che capisse chi era: una professionista. La bellezza viene dopo. D] Quali sono le qualità più importanti per un fotografo che operi nel tuo settore?

R] Nello Still Life occorrono: visione, gusto personale, sommati a un’impostazione estetica. Proporzioni, colori, composizione: se li hai, è meglio; possiedi un bonus, anche se puoi arrivarci con lo studio. La capacità d’ascolto è un’altra dote necessaria, per comprendere cosa vuole il cliente; e poi, guardare, collocare le cose al posto giusto, illuminare la scena.

D] E per il ritratto? Quali qualità occorrono?

R] Ascoltare, tanto; perché la gente si racconta. E poi, guardare come si muove il soggetto, osservarne i piccoli atteggiamenti.

D] Quali ottiche utilizzi preferenzialmente?

R] Le focali lunghe, tranne quando occorre dinamicità; mi restituiscono equilibrio. In tanti dicono che sono fredda, ma forse è la perfezione; poi fotografo tante bottiglie. Se ho bisogno di un punto di vista diverso, utilizzo il grandangolo.

D] Tu hai iniziato con la pellicola …

R] Sì, e col Banco Ottico. Erano altri tempi, con una cura inferiore sul processo. Col digitale e la post produzione, ci fidiamo maggiormente.

D] Qualche rimpianto per l’analogico?

R] No, almeno nel mio ambito di lavoro. Diciamo che oggi si lavora di più, ma non ha importanza.

D] Curi personalmente la post produzione?

R] Certamente, ed è importante: anche lì continua la creatività.

D] Dopo tanti anni di carriera, c’è un progetto rimasto indietro e che vorresti portare a termine?

R] Curare le cose che sto facendo. La fotografia m’interessa per via della luce, ma a essa si legano viaggi e relazioni. Ecco, sì: vorrei rimanere in un posto sei mesi.

D] Potessi dedicarti un augurio fotografico, cosa ti diresti?

R] Acquisire una posizione vera nel reportage. Per me la fotografia è uno strumento per raccontare.



Buona fotografia a tutti

Nadia Baldo

Note biografiche

Nadia Baldo inizia l'attività di fotografa professionista nel 1983. La sua predisposizione per lo still life e la scelta dei settori in cui operare erano già ben chiari. Fotografia industriale, glass, food e lo still life applicato alla comunicazione e all'arte sono da sempre le attività in cui opera maggiormente. Una costante attività di aggiornamento le permette di realizzare immagini sempre innovative, con digressioni anche nel video e nell'interactive image per il mondo web and app. Le sue immagini sono note per il contenuto concettuale, per il grande impatto emotivo, l'uso del linguaggio del colore e l'elevato contenuto estetico. Questi valori sono supportati ed accentuati da un alto livello qualitativo che lei ritiene essere base indispensabile per ogni immagine e requisito essenziale per permettere al contenuto di emergere in tutta la sua forza. Tutto ciò le permette di lavorare per alcune tra le più importanti Aziende italiane di produzione vini e di meccanica a forte contenuto innovativo e per agenzie di comunicazione esportando così le proprie immagini nel mondo. Numerose le pubblicazioni al suo attivo, così come le esposizioni. Nel corso del 2015 è stata vincitrice assoluta del FIIPA International Photografy Awards per la categoria Advertising, aggiudicandosi il primo ed il secondo premio della stessa categoria. Nel corso dello stesso anno è stata inviata a rappresentare la fotografia italiana al 16° Lishui International Photographic Art Exibition, in Cina, assieme ad altri 39 fotografi. TAU VISUAL, l’Associazione che rappresenta i fotografi professionisti italiani, le ha conferito il più alto livello nella sua categoria. È titolare del corso di Fotografia Digitale presso la Scuola di Alta Formazione Pofessionale- TAG della Provincia di Trento. Nel corso del 2019 è stata invitata dall’Università La Sapienza di Roma – dipartimento Sapienza Innovazione, ad esporre il proprio lavoro “Il bello dell’Industria”. Considerando che oggi la fotocamera più usata a livello amatoriale è inevitabilmente lo smartphone, ha deciso di avviare una serie di corsi, oggi di successo, per smartphotographer. Questo perché crede che la conoscenza della fotografia, della sua base tecnica e del linguaggio fotografico possano stimolare una sua frequentazione più consapevole evitando o rallentando l’abbassamento del livello di percezione della qualità dell’immagine.

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